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Perché la video collaboration non basta: cosa ti serve in più

La video collaboration è uno dei grandi trend di quest’ultimo periodo. Le aziende, forzate dagli eventi ad accelerare la trasformazione digitale e la modernizzazione del modello di lavoro, hanno trovato in essa un valido alleato a supporto di un agile working ormai pervasivo. Lo dimostrano i numeri: secondo MarketsandMarkets, il mercato globale delle soluzioni di video conferencing dovrebbe raggiungere i 9.2 miliardi nel 2021, per poi crescere fino a 22 miliardi nel 2026, con un CAGR del 19.7%.

Video collaboration, un pilastro del lavoro smart

Piuttosto semplice spiegare i motivi del successo della video collaboration. Nel 2020, infatti, tutte le aziende hanno vissuto una fase di smart working emergenziale: i 570mila smart worker del 2019 sono diventati rapidamente oltre 6 milioni (fonte: Osservatorio PoliMI), e molte aziende - soprattutto quelle dalla maturità digitale più carente - hanno reagito all’imprevisto attivando tool di video collaboration basati sul cloud, approfittando della semplicità di implementazione e di user experience molto curate e semplici da gestire. In pratica, la reazione immediata di molte aziende è stata l’attivazione di un nuovo canale di comunicazione, che avrebbe di fatto permesso a una workforce “forzatamente diffusa” di comunicare e collaborare efficacemente, sia all’interno dell’azienda che all’esterno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: in molte realtà professionali, non passa giorno in cui le persone non siano coinvolte in numerose video-call, che hanno preso il posto delle riunioni in presenza e che, rispetto a queste, sono chiaramente meno costose e logisticamente più immediate ed efficaci nel coordinamento di team di lavoro estesi e geograficamente diffusi.

Il passaggio al new normal, che di fatto prosegue ancora oggi, ha cambiato nuovamente le carte in tavola. Le imprese, infatti, stanno gradualmente procedendo verso una modernizzazione del paradigma lavorativo, che va ben al di là di un semplice telelavoro con qualche strumento connesso a supporto: l’obiettivo, infatti, è implementare un modello virtuoso in cui produttività ed engagement siano superiori rispetto a un tempo pur mancando del tutto i vincoli di luogo, orario e l’ormai anacronistico controllo di presenza. Tutto ciò richiede ben di più rispetto a un semplice tool di video collaboration: c’è bisogno di una trasformazione importante a livello culturale e organizzativo, spesso è necessario un nuovo modello di comunicazione interna, e c’è bisogno di un’abilitazione tecnologica decisamente più efficace e profonda rispetto alla semplice aggiunta di un canale di comunicazione.

Un ecosistema integrato di strumenti di produttività

Limitando il discorso all’ambito digitale, la parola chiave non può che essere integrazione. La video collaboration è un tassello fondamentale del nuovo paradigma, ma da sola non basta. C’è bisogno di una piattaforma che integri e renda sinergici tutti i canali di comunicazione e che permetta alla workforce di collaborare ed eseguire processi aziendali indipendentemente da luogo e presenza. In altri termini, la video collaboration non può vivere in modo disgiunto rispetto alle altre forme di comunicazione (le telefonate, le chat testuali) né ai gruppi di lavoro all’interno dei quali si condividono aggiornamenti, file e vengono eseguiti interi processi. Estremizzando, se per ognuna di queste attività l’azienda dovesse impiegare strumenti dedicati (e non integrati), non potrebbe mai raggiungere gli ideali della massima produttività e dell’engagement.

La soluzione è la piattaforma unica che funga da punto d’accesso per la comunicazione multicanale e la produttività aziendale, a prescindere dal fatto che questa si manifesti nella condivisione di materiali, nel teamwork su documenti, in un aggiornamento nella chat di gruppo o nell’esecuzione di task che fanno parte di processi definiti e vanno monitorati. Per ottenere produttività, efficienza e coinvolgere al massimo i collaboratori, è dunque fondamentale che l’ecosistema tecnologico ed aziendale sia il più possibile composito: la piattaforma va integrata anche con sistemi esterni, come i calendari di team e la posta elettronica, così da fungere da one-stop shop per l’esperienza lavorativa di tutti i dipendenti.

Tutto ciò offre all’azienda svariati benefici: più sicurezza, meno frammentazione, ma soprattutto il fatto di poter riunire tutta la workforce in un solo luogo, sia pur virtuale. In questo modo, i dipendenti sono realmente raggiungibili dalla comunicazione e dalla cultura aziendale, cosa che un tempo rappresentava, soprattutto in aziende ampie e dal business nativamente diffuso (di pensi al retail), una sfida non da poco.  La risposta è quindi quella di costruire strategicamente la “Composable Enterprise” che offre “Composable Experiences” che vede un’unica piattaforma di collaborazione composita ed integrata come motore tecnologico centrale.

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Anna Banfi

25 anni di esperienza a 360° nell’ area Marketing e Comunicazione di multinazionali italiane ed estere del settore ICT hanno consolidato in me la convinzione di come la tecnologia al servizio dell’uomo possa davvero cambiare e migliorare la qualità della nostra vita e contribuire concretamente allo sviluppo delle nostre comunità. Ed in particolare la tecnologia per comunicare che mette in relazione le persone, ne facilità l’incontro e la collaborazione a vari livelli in un contesto sistemico ed in un’ottica sempre più mobile e green.

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