Massimo Palermo21-gen-2021

Collaboration e PMI: cosa ci aspetta nel new normal

Quello tra collaboration e PMI rappresenta un binomio le cui modalità di interazione sono destinate a cambiare nel futuro. Nel new normal che ci attende e in cui già viviamo, gli strumenti che abilitano la collaborazione delle piccole e medie imprese dovranno essere sempre più semplici, scalabili e a misura di smart working di una forza lavoro sempre più remota e distribuita. Solo così sarà possibile vincere le resistenze che ancora oggi impediscono di vedere il lavoro agile come un’opportunità, invece che una metodologia dettata solo dalla crisi emergenziale dell’epidemia. Secondo l’indagine “Crisi, emergenza sanitaria e lavoro nelle Pmi” condotta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, a fine settembre quasi 8 dipendenti su 10 sono tornati in sede dopo aver lavorato da remoto durante il lockdown. Va anche detto che uno dei principali motivi che ha spinto verso il ritorno in sede per il 46,9% è stata la necessità della presenza per il tipo di attività svolta: piccolo commercio al dettaglio, ristoranti e strutture ricettive prevedono, infatti, il contatto con il pubblico in presenza.

C’è comunque un chiaro trend confermato da dati ed evidenze empiriche verso un ambiente di lavoro più flessible: nel prossimo futuro sempre meno lavoratori sceglieranno l’ufficio come posto preferito per lavorare. In ogni caso le aziende devono essere pronte a ciò, perché una forza lavoro più distribuita sarà la nuova norma. Il mondo sarà diverso da quello “ufficiocentrico” al quale eravamo abituati prima della crisi e nessuno si aspetta di tornare indietro.

La collaboration per le PMI passa dai sistemi UCaaS

Escludendo i casi citati sopra, l’indagine ha comunque fatto emergere anche dei limiti di natura organizzativa. Il 26,6% dei consulenti del lavoro ha riportato che molte piccole e medie imprese non sono ancora sufficientemente attrezzate per gestire il lavoro in modalità smart, mentre soltanto l’11,2% possiede un’organizzazione del lavoro flessibile e orientata ai risultati. Le nuove forme di collaboration per le PMI possono confermare i vantaggi del remote working per chi già ne ha fatto esperienza nei periodi di quarantena e fungere da acceleratore per quelle aziende che temono di non essere pronte. La nuova frontiera della collaboration a supporto delle PMI si chiama UCaaS (Unified Communications as a Service) e sfrutta il cloud computing per mettere in condizione le imprese di usufruire delle ultime tecnologie senza l’onere di doverle implementare, gestire e manutenere impegnando risorse finanziarie e umane con costi e skill spesso difficili da reperire. Va tenuta presente anche la notevole flessibilità che la soluzione UCaaS può offrire sia in termini di gestione dei picchi e/o esigenze temporalmente ridotte sia come supporto alla variabilizzazione dei costi e della liquidità in funzione dell’andamento di mercato e aziendale. Questa flessibilità, unita alla semplicità e velocità di deployment, garantisce anche una agilità e una resilienza spesso fondamentali per sopravvivere nell’attuale contesto. Queste sono alcune delle ragioni del successo globale dei sistemi UCaaS proprio nel segmento delle piccole e medie imprese.

Perché le piccole e medie imprese sceglieranno l’UCaaS

MarketsandMarkets stima che il mercato mondiale UCaaS dovrebbe crescere dai 15,8 miliardi di dollari del 2019 ai 24,8 miliardi di dollari entro il 2024, con un tasso di incremento annuo pari al 9,5% nel periodo di previsione. A guidare il trend è l’aumento della mobilità e la conseguente diffusione di fenomeni come il Bring Your Own Device (BYOD), l’utilizzo dei dispostivi personali anche per ragioni lavorative. Inoltre, poiché queste soluzioni comprendono telefonia, messaggistica, chat, video conferencing e piattaforme di collaborazione, spingono la domanda soprattutto da parte delle PMI. L’esigenza di connettere, rendere produttiva e ingaggiata una forza lavoro sempre più distribuita e remota è, infatti, uno dei principali drivers anche per le PMI. Tanto che MarketsandMarkets prevede che in questa tipologia di imprese l’adozione delle soluzioni UCaaS avverrà a un tasso superiore rispetto alle grandi aziende. Ciò di cui hanno bisogno le piccole e medie imprese, infatti, è di uno strumento integrato di collaboration e communication che garantisca requisiti intrinseci di sicurezza (uno dei problemi a cui hanno dovuto far fronte in situazioni di smart working improvvisato) e che permetta di migliorare efficienza e costi delle operations grazie alla riduzione del numero di soluzioni, spesso poco integrate, ma anche per la dipendenza da un numero minore di fornitori.

L’aspettativa di lavorare ovunque e la crescente necessità di agilità e resilienza citate prima rendono, quindi, l’opzione Cloud sempre più attraente offrendo una modalità diversa di fruizione e consumo della tecnologia.

Collaboration e PMI, il costo come leva per competere

C’è un altro fattore importante che determinerà nel new normal la scelta prevalente dei sistemi UCaaS per ottimizzare la collaboration delle PMI: il fattore economico. Oggi le aziende, soprattutto le PMI, non hanno altra scelta se non investire: gli obiettivi sono mantenere produttività e business continuity, quindi la competitività, ma anche assecondare i nuovi modi di lavorare emersi durante l’emergenza. Nell’attuale contesto per le aziende è, però, fondamentale anche cercare di rafforzare la propria situazione finanziaria recuperando flessibilità e liquidità.

Il Cloud spesso potrebbe essere la risposta a molte di queste esigenze. A differenza delle infrastrutture tradizionali on premise, che necessitano di investimenti per la parte hardware spesso molto onerosi, le architetture in cloud vengono erogate come servizio. L’azienda, quindi, non deve anticipare costi né intraprendere un lungo percorso di mesi per arrivare al deployment. I modelli UCaaS sono disponibili nell’arco di ore o di giorni e si basano sul pagamento di un canone che include, oltre a tutti i canali di comunicazione e alla piattaforma di collaborazione, anche assistenza, aggiornamenti e manutenzione. In un periodo come quello attuale, caratterizzato da una riduzione fisiologica delle entrate a causa dell’emergenza pandemica, è essenziale poter disporre di maggiore liquidità senza dover rinunciare all’innovazione. Ecco perché gli strumenti evoluti di collaboration in Cloud possono dare alle PMI una ulteriore leva per competere oggi e nel prossimo futuro.

Per costruire sistemi capaci di adattarsi in fretta ai cambiamenti occorre, quindi, considerare un cambio di paradigma e il Cloud potrebbe essere la soluzione per andare oltre la fase emergenziale. Questo vale anche per il mondo della comunicazione: anzi il Cloud può essere un potente abilitatore del recovery post-COVID soprattutto per le PMI così duramente provate dalla crisi e dotate di minori risorse. Le soluzioni di collaboration si sono rivelate uno strumento essenziale per garantire la business continuity, ma lo UCaaS in particolare può essere fondamentale nell’aiutare le aziende ad adattarsi e crescere nel new normal abilitando agilità, indirizzando le necessità di una forza lavoro sempre più distribuita e garantendo la necessaria business continuity.

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Massimo Palermo

Oltre 20 anni di esperienza a livello di direzione commerciale e direzione generale in grandi aziende, multinazionali del settore ICT. Attualmente è Country Manager di Avaya in Italia. E’ appassionato di strategia, di tecnologia e dello sviluppo delle persone e dei molteplici modi in cui la combinazione di questi 3 elementi può creare crescita e servire i clienti contribuendo nel contempo a costruire un mondo più “smart”.

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